“Quarant’anni fa Ezio Tarantelli fu scelto come preciso bersaglio dalla follia omicida dei terroristi per le sue idee, per quel che concretamente era e faceva. E fu nella Cisl, che le sue idee avevano trovato una casa naturale. Cosa che ancora ci rende orgogliosi perché quella volontà di intervenire per trasformare il Paese, la Cisl l’aveva e l’ha sempre mantenuta. Questo è e sarà sempre, il nostro esserci per cambiare”. Lo ha sottolineato la leader della Cisl Daniela Fumarola concludendo oggi a Roma all’Auditorium del Lavoro il convegno organizzato dalla Fondazione Tarantelli “Il coraggio delle proposte impopuliste”, in ricordo di Ezio Tarantelli, l’economista assassinato dalle Brigate Rosse quarant’anni fa il 27 marzo 1985.
“Tarantelli scelse la Cisl perché era un vero riformista del lavoro. Uno studioso ed intellettuale come lo erano Massimo D’Antona e Marco Biagi, vittime anche loro del terrorismo. Persone che sono riuscite a rendere concretamente praticabili riforme apparentemente impossibili. Avanzando proposte. Tessendo dialogo. Avendo in mente che di fronte alla strenua conservazione dell’esistente, bisogna non avere paura di indicare nuovi possibili equilibri di regolazione dei rapporti tra lavoro e impresa, tra Stato e parti sociali. Tarantelli diceva che il sindacato deve stare lì, perché se ha il potere di chiudere il Paese, allora deve anche essere in grado di costringerlo alle riforme. Se c’è un insegnamento, tra i tanti suoi, che ha un valore e una attualità assolutamente straordinari, è questo: il sindacato non può limitarsi a conservare l’esistente, magari scegliendo la via comoda ma senza veri sbocchi della testimonianza protestataria o peggio del populismo. Il sindacato non può pensare che il suo ruolo sia quello di minacciare la chiusura del Paese, restando sempre e solo in un antagonismo tanto puro e duro, quanto assolutamente sterile. Noi la vediamo all’opposto: la nostra forza, vogliamo spenderla per costringere alle riforme. Partecipazione, contrattazione, concertazione: sono questi i tre angoli del perimetro riformista che noi intendiamo abitare. Un terreno che nel segno della corresponsabilità, unisca sindacati, imprese e governo, in piena autonomia reciproca, per disegnare un nuovo modello di relazioni industriali. Tutto questo e’ possibile solo in un modo: con un nuovo “Patto della responsabilità” tra Governo e Parti sociali riformiste. Basta con gli steccati ideologici e le divisioni strumentali. Va aperta una nuova stagione di innovazioni condivise per garantire salari più alti e maggiore produttività, più sicurezza nei luoghi di lavoro, nuove tutele e formazione di qualità, piena occupazione e buona flessibilità”.